sabato 13 febbraio 2010

mercoledì 16 settembre 2009

Val di Vara


C'è stato un tempo in cui la Val di Vara era il centro del suo mondo.
Poi quel mondo le ha voltato le spalle. L'arsenale militare ed il porto di La Spezia, i cantieri navali, le fabbriche, le strade, il turismo sono nati altrove; il lavoro e il divertimento, insomma la vita, è passata altrove.
La Val di Vara è un ampio territorio alle spalle del mare, alle spalle del Golfo della Spezia e dei borghi e cittadine costiere della Riviera di Levante. La Val di Vara per chi non ci viva o non la frequenti è un posto “alle spalle”, che non si conosce o non interessa più. Viene pensata come una specie di “non luogo”. A La Spezia la gente non sa di Varese Ligure, non c'è mai stata; né a Varese né a Maissana o a Sesta Godano o in qualcuno delle diverse decine di paesini che punteggiano i colli, i monti e le piane del fiume Vara. La Spezia è chiusa alle spalle da una cintura di colli, ed i cittadini hanno la vaga percezione che sui colli, come ad esempio al Passo della Foce, finisca il mondo conosciuto, o che valga la pena di conoscere, e ne inizi un altro, più oscuro, senza lampioni lungo le strade, che mette grande senso di vuoto e di tristezza (soprattutto durante i lunghi inverni grigi e nebbiosi).
Un posto dove non c'è niente.
Per gli Spezzini il mondo finisce alla Foce, dove si arriva per cenare in un paio di ristoranti, e se si prova a guardare di là, lo sguardo si perde nell'oscurità. Pensate che qualche anno fa venne aperto un Pub nei pressi del Passo della Foce e fu chiamato “Far Point”, (“Il Punto Lontano”).E pensare che lì inizia un altro mondo, lì inizia la Val di Vara.
E questo è un mondo contadino, di piccoli campi aggrappati ai pendii dei colli e dei monti, dove i contadini strappano a fatica qualche patata dalla terra, o di altri campi, più larghi e più umidi e nebbiosi, sulle piane del fiume o di qualche suo affluente, dove i contadini coltivano anche il granturco (il granon), oltre ai consueti pomodori e patate.....
Sui piccoli campi intorno ai paesi della Val di Vara si tiene qualche filare di vigna e qualche albero di ulivo, ma solo dove il sole scalda un po' anche d'inverno. La Val di Vara è un mondo contadino completamente diverso da quello della Riviera, dalle vigne e dagli ulivi, dai limoni e dalle case gialle e rosa, ben restaurate con tetti fatti da poco con lastre d'ardesia, dai balconi profumati di gerani e gelsomini.
Il mare è lontano e i vecchi, “ai bagni”, ci sono stati forse due o tre volte nella loro vita.
La Val di Vara è un mondo di abbandono: di cascinali mezzi diroccati, di baracche con tetti di lamiere tirate giù dai rovi e dall'edera, di cartelli con la scritta “Sali e Tabacchi”, mangiati dalla ruggine sopra a negozietti di paese, chiusi da decenni.
La Val di Vara è un mondo di silenzio e di vento: durante l'inverno nei paesi si sente soltanto qualche anziano che si lamenta, qualche televisione a volume strepitoso, oppure il rumore del vento che sbatte qualche porta di pollaio o di cantina, o anche il tintinnio, che viene da lontano, dai campi dove bottiglie di vetro vengono legate ai rami degli alberi da frutto per scacciare gazze e cornacchie. I rumori sono rari durante l'inverno. Qualche rumore di passi che scendono una scaletta e la porta di una legnaia che si apre, o lo strusciare leggero delle pantofole di una qualche vecchina imbacuccata in pesanti scialli di lana. Pensate che una domenica pomeriggio di qualche inverno fa la viuzza principale del mio paese, Quaratica, fu attraversata per intero da un capriolo, probabilmente spaventato perché inseguito da cani da caccia.
La Val di Vara è un mondo fermo e triste: una terra dove sui muri lungo le strade principali, vicino ai paesi, vedrete file di manifesti di cantanti di complessi di liscio, di dj da balera, che suonano nelle feste di paese o nei locali, dove al sabato sera si ritrovano giovanotti e ragazzine ma anche cugini più grandi e zii e compaesani di ogni età.
La Val di Vara è un posto in cui d'estate, attraversando in auto un paese, la domenica pomeriggio, potreste sentire musica alta (il liscio) uscire dalla porta aperta su un balcone al primo piano, sopra alla veranda di un bar, e vedere due persone anziane, con vestiti da messa, ballare sul balcone, ed altre persone, più giovani, intrattenersi a bere e chiaccherare ascoltando la musica sotto alla veranda. La Val di Vara è tutto questo, ma non solo..
C'è una frase che diceva mia nonna Assuntina (Suntin) quando guardava i monti e i piccoli paesi sperduti nei boschi della Valle:” a saemu anca l'urtimu sementìn, ma...”. Saremo anche l'ultimo sementino, quello rimasto tra le dita del Signore, e caduto dopo essersi strofinato le mani, dopo aver finito di creare e seminare paesi e città in giro per il mondo, ma....ed in questo ma..., sospeso, c'è tutta la meraviglia del paesaggio, la poesia di questo isolamento, il silenzio sconfinato di monti e boschi. C'è il fermarsi di fronte all'evidenza di questa bellezza, che non c'è bisogno di dire o forse non si riuscirebbe neanche a descrivere; c'è la consapevolezza di essere stati fortunati a nascere e ad aver piantato le proprie radici in questa terra. C'è tutta la dignità della vita contadina e della storia di questi luoghi.
E allora la Val di Vara è anche un posto in cui ancora c'è una memoria; dove ancora ci sono nonni che raccontano fiabe ai bambini, in cui i boschi oscuri si possono vedere dai vetri appannati delle finestre, dove ancora ci sono contadini e pastori che vivono in capanne nel bosco, dove la volpe astuta visita i pollai durante la notte, dove il lupo si aggira tra le ombre degli alberi.
E la Val di Vara è un luogo in cui quando arriva la Primavera si può davvero sentire la vita che rinasce ovunque; dove tutto si ricopre di verde dalle diverse sfumature, tutto si impasta di verde e d'azzurro. Tutto si anima di rumori e suoni.

giovedì 4 giugno 2009

Hiking on Apuane Alps

Last week I went to Apuane Alps. Apuane Mountains were named Alps for their strong likeness to the Northern Alps in the Napoleonic period. Before the institution of the Department of Cisalpine Republic the Tuscany Alps were known as Panie. The massif is formed by high mountains with a severe alpine appearance: very steep mountain sides, vertical rock faces, rocky crests, sharp ridges, and cirques too, originally formed by the glaciers' erosion of the Last Quaternary Glacial Age.
This extraordinary mountain scenery on the sea is clearly different from the landscape of the Northern Appennines, which is characterized by quite gentle slopes and round ridges. Apuane Alps and Northern Appennines are divided by the Serchio River Valley, known as Garfagnana.The Apuane Alps extend in NW-SE direction for the most part parallel to the Tirrenian Coast. They are in the north-west part of Tuscany near the border with Liguria. The mountain system is about 37 miles long and 12 miles wide, and it has a square measure of about 390 square miles. From the coastal plain along the Tirrenian Sea, named Versilia, the impressive mountains stand out a clear-cut hill belt covered by woodlands, olive groves and vineyards. This inaccessible territory, as the Northern Appennines, Lunigiana, Garfagnana, and Eastern Liguria, was populated by the Ligurian Apuans. In the final centuries B.C. these preromans natives were divided in small familial tribes and dispersed and relegated on the Mountains of the Northern Appennines and Apuane Alps by the advance and territorial expansion of the Celts, Etruscans and Latins. Ligurian Apuans founded their villages half hillside in sunny positions or over rocky hillocks defended by the presence of rocky slopes and gullys. This ancient villages were named Castellari by the Romans. The ancient Ligurians held out against the Romans more than one hundred years, and they left numerous archaeological evidences (corpus of Statue Stelae, ruins of hill villages, and sepulchral grounds).
Monte Sagro is one of the highest and most impressive mountains visible from the coastal area, and its name Monte Sagro (Sacred Mountain) was given by the Romans who recognized the ancient veneration of the Ligurian Apuans to these mountains.

Dante Alighieri, during his exile out of Florence, was guest of the Malaspina Marquis of Massa Estate and it is said that he was inspired by the Apuane Alps cragged mountain landscape to imagine and describe the Inferno scenery.
Furthermore in the XXII Canto of Inferno the great poet cited Mount Tambura, once Known as Mount Tambernicchi, and Mount Pania, once named Pietrapana:



Whereat I turned me round, and saw before me
And underfoot a lake, that from the frost
The semblance had of glass, and not of water.
So thick a veil ne'er made upon its current
In winter-time Danube in Austria,
Nor there beneath the frigid sky the Don,
As there was here; so that if Tambernich
Had fallen upon it, or Pietrapana,
E'en at the edge 'twould not have given a creak.
Dante described Cocito, the deep ice chasm in the bottom of the Inferno abyss, the bottom of the Universe, as a deep and dark frozen lake surrounded by the overhanging rocky slopes of the Inferno: the ice is so deep and strong that if Mount Tambura or Mount Pania collapse into the lake they would not able to crack the ice, along the borders too.

lunedì 1 giugno 2009

Escursione sulle Alpi Apuane













































La scorsa settimana sono stato a camminare sulle Alpi Apuane. Le Alpi Apuane sono state così chiamate durante l'occupazione napoleonica del territorio; prima di allora erano conosciute con il nome di Panie. Si tratta di un massiccio costituito da alte montagne dall'aspetto severo con creste rocciose affilate, dirupi scoscesi e pareti verticali mozzafiato. Questo paesaggio si distingue nettamente dalla catena appenninica settentrionale, caratterizzata da una morfologia più dolce ed arrotondata, e proprio per questo motivo le Panie si meritarono il nome di Alpi, a ricordare la loro stretta somiglianza con le Alpi Settentrionali. Le Alpi toscane si estendono per circa 60 km in direzione NO-SE, con una larghezza di circa 20 Km, ed una superficie di più di 1000 Kmq. Si trovano nella parte Nord-Occidentale della Toscana, vicino al confine con la Liguria. Le vette imponenti delle Apuane si alzano con pendii dirupati da una serie di monti boscosi e colli coltivati ad ulivo e vite che le dividono dalla piana costiera della Versilia e dal Mare Tirreno. Verso Nord-Est la valle del fiume Serchio, conosciuta come Garfagnana, separa le Alpi Apuane dalla dorsale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Queste terre furono un tempo abitate dai Liguri Apuani, fiera etnia preromana stanziata sulle montagne e sui colli della Toscana settentrionale, della Lunigiana e della Liguria di Levante. Queste genti si opposero strenuamente all'occupazione romana del territorio e lasciarono numerosi reperti archeologici (corpus delle statue stele della Lunigiana, resti di insediamenti d'altura, i cosiddetti castellari, e tombe sepolcrali). Anche i toponimi rivelano la loro antica presenza: il Monte Sagro, uno dei più alti ed imponenti, fra quelli visibili dalla costa e dalla Valle del Magra, deve il suo nome ai Romani che riconobbero l'antica sacralità attribuita dai Liguri a quelle vette.
Dante Alighieri fu ospite dei Marchesi Malaspina di Massa negli anni del suo esilio e la tradizione vuole che si sia ispirato alle impervie montagne apuane per immaginare gli scenari infernali. Nel canto XXXII dell'Inferno il sommo poeta cita il Monte Tambura, un tempo conosciuto con il nome di Tambernicchi, ed il Monte Pania della Croce, un tempo Pietrapana:

Per ch'io mi volsi, e vidimi davante
e sotto i piedi un lago che per gelo
avea di vetro e non d'acqua sembiante.

Non fece al corso suo sì grosso velo
di verno la Danoia in Osterlicchi,
né Tanai là sotto 'l freddo cielo,

com'era quivi; che se Tambernicchi
vi fosse sù caduto, o Pietrapana,
non avria pur da l'orlo fatto cricchi.


Dante descrive la vista della ghiaccia di Cocito, L'abisso in fondo al baratro infernale, il fondo dell'universo, come un lago oscuro e ghiacciato, sovrastato dalle imponenti rocce degli altri cerchi infernali. Lo strato di ghiaccio è molto più spesso di quello che in inverno ricopre il fiume Danubio in Austria o il Don sotto il freddo cielo del Nord; anzi è talmente spesso che se la Tambura o la Pania vi fossero crollate sopra non avrebbero neppure incrinato la superficie dei bordi, dove il ghiaccio è più sottile.

giovedì 28 maggio 2009

ciao sono Marco, una guida ambientale escursionistica della Liguria di Levante. Vivo in un piccolo e tranquillo paesino di campagna nei pressi di Riccò del Golfo, sui colli che circondano il Golfo della Spezia (Il Golfo dei Poeti) a circa 2 ore di cammino dalle Cinque Terre. Ho deciso di aprire un blog per entrare in contatto con chiunque fosse interessato a visitare la Liguria percorrendo i suoi incantevoli sentieri costieri o quelli altrettanto piacevoli sull'Appennino Settentrionale.
Descriverò giorno per giorno il magnifico paesaggio della mia regione; sarò lieto di rispondere alle vostre domande e di suggerire itinerari speciali per apprezzare la Liguria.

mercoledì 27 maggio 2009

Ciao, I'm Marco and I'm a local experienced guide of the East Liguria (Riviera di Levante).
I live in a small and peaceful rural hamlet of Riccò del Golfo, in the countryside of the hills surrounding the La Spezia Gulf (The Gulf of Poets), about 2 hs walking from Cinque Terre.
I start writing on the blog in order to come into contact with people interested in hiking holidays in the beautyful coastal trails of Liguria and Northern Appennines Mountains.
I'm going to describe you the lovely landscape of my Region and I'll be glad to answer to your questions and to suggest you itineraries to visit and appreciate Liguria.

Yours sincerely